Autismo e SAR

La tecnologia assistiva è qualunque sistema, parte di equipaggiamento o oggetto, sia prodotto commercialmente che fuori dagli standard, modificato o personalizzato, che venga utilizzato per aumentare, mantenere o migliorare le capacità funzionali di individui con disabilità. Il servizio di tecnologia assistiva è qualsiasi servizio che direttamente assiste un individuo con disabilità nella selezione, acquisizione o utilizzo di qualsiasi congegno tecnologico assistivo.

L’autismo è una disabilità che, in genere, comporta compromissione delle abilità sociali, del linguaggio e del comportamento. E’ una patologia difficile da gestire in ambito scolastico per la difficoltà di definirla e soprattutto di comprenderne il sintomo più disorientante per gli insegnanti, e cioè la mancanza di reciprocità sociale ed emotiva.

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Pleo PB

Tipicamente, i bambini con autismo riescono a processare più facilmente le informazioni visive di quelle uditive. Ogni volta che vengono utilizzati degli strumenti tecnologici assistivi con questi  bambini, vengono date loro informazioni attraverso l’area più sviluppata, ossia quella visiva. Per questo diversi tipi di tecnologie, dalle più semplici alle più complesse, devono essere inserite nell’ambito      di ogni aspetto della loro vita quotidiana per migliorare le capacità funzionali dei bambini con autismo.

L’obiettivo del nostro progetto riguarda l’utilizzo della tecnologia a favore delle persone “fragili”, in particolare bambini affetti da autismo. Per anni, vari supporti tecnologici sono stati utilizzati per             migliorare la qualità della vita delle persone con diverse disabilità dello sviluppo. Tuttavia, l’uso delle tecnologie per aiutare i bambini con autismo ha ricevuto un’attenzione limitata, nonostante il dato oggettivo che le tecnologie destano moltissimo interesse in questi bambini.
Dunque, l’autismo non è una malattia, ma viene considerato dalla comunità scientifica internazionale (classificazione ICD 10 dell’OMS e DSM IV) un disturbo pervasivo dello sviluppo, e si manifesta entro il terzo anno di età.
Sebbene l’esatto meccanismo coinvolto in questa disfunzione neurologica non sia ancora chiaro, l’autismo altera profondamente, nelle persone che ne sono affette, le seguenti aree:

 

Inoltre, le persone autistiche possono presentare problemi di comportamento.

Nell’ambito del panorama regionale, il progetto proposto ricade nelle tematiche prese in considerazione nel “Programma Regionale di promozione delle innovazioni per la qualità della vita”, nello specifico nell’area tematica “Tecnologie e soluzioni innovative per terapia e assistenza”.

La mancanza di capacità sociali di interazione interpersonale è uno dei deficit più debilitanti associati con disturbi dello spettro autistico (ADS).
I bambini con ADS hanno problemi di attenzione congiunta, turn-taking, contesto di gioco e abilità comunicative.
Negli ultimi dieci anni, i ricercatori hanno osservato che i bambini con ADS rispondono in maniera socialmente attiva con i robot. Infatti, in alcuni contesti, i bambini con ADS reagiscono meglio interagendo con computer o robot che con l’uomo.

A oggi gli interventi abilitativi e psicoeducativi per i Disturbi dello Spettro Autistico, validati da evidenze empiriche e di letteratura, fanno riferimento ad una cornice teorica di stampo cognitivo-comportamentale.
Secondo tale prospettiva l’autismo è una sindrome con un pattern comportamentale a base neurobiologica i cui elementi costitutivi specifici danno luogo a una serie di atteggiamenti con carenze ed eccessi che possono modificarsi a seguito di specifici programmi, strutturati in relazione all’ambiente, all’individuo e ai suoi bisogni.
Pertanto, le tecniche cognitivo- comportamentali mirano a promuovere, nei soggetti con autismo, i comportamenti adattivi e ridurre quelli problematici attraverso un intervento intensivo e programmato, che sia utilizzabile oltre che dai terapisti e professionisti anche dai genitori.

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Il team Saracen al lavoro

È auspicabile che nella fase di progettazione di tali tipi di intervento venga privilegiata una visione dimensionale e non categoriale delle scelte da compiere, al fine di calibrare il lavoro strutturato sulle specifiche caratteristiche e necessità di ogni singolo bambino e di ogni singola famiglia. Nel panorama dei SAR (Socially Assistive Robots) sono presenti molti studi a livello internazionale mirati al contesto della terapia e del miglioramento delle relazioni sociali dei bambini affetti da Disordine dello Spettro Autistico, mettendo in evidenza, in alcuni contesti, che lo studio e la ricerca su tali tecnologie potrebbe portare ad un notevole miglioramento dell’efficacia delle terapie, risultando in una maggiore corrispondenza comunicativa tra il bambino e il robot, il bambino e i genitori e in generale con le persone con cui si relaziona.

Sapendo che il bambino non si divertirà per il 100% del tempo con il robot alcuni studi in ambito internazionale sono mirati nell’apprendimento dei feedback dell’utente al fine di minimizzare il livello di stress che potrebbe causare un determinato tipo di reazione da parte del robot. Tali studi dimostrano come un buon sistema di pattern e gesture recognition possa permettere al robot di effettuare azioni adeguate al contesto in cui si trova minimizzando i movimenti che potrebbero recare stress e reazioni di rifiuto del robot da parte del bambino.

A livello regionale, ma anche nazionale, l’utilizzo dei SAR per la terapia dei bambini affetti da ADS è una nuova tipologia di applicazione.
Infatti nella letteratura italiana sono presenti ricerche riguardanti l’utilizzo dei SAR per la riabilitazione, l’healthcare e il monitoraggio e l’assistenza per gli anziani.
In questi ambiti lo scopo è maggiormente quello di assistenza negli esercizi fisici e mentali (ad esempio esercizi per l’allenamento della memoria).

Nell’ambito applicativo proposto dal progetto SARACEN, oltre ad aiutare la terapia con esercizi adeguati e conformi ai protocolli terapeutici adatti al livello di patologia del bambino, il focus andrà incentrato anche sull’interazione con l’utente, al fine di aiutarlo nel migliorare le principali problematiche relative alla comunicazione, alle relazioni con le persone e di minimizzare il rifiuto del bambino verso il robot, causato ad esempio da azioni non adatte alla condizione umorale del soggetto.

 

 

 

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